Un dente può necessitare di una “devitalizzazione” per varie cause:
Quando le tossine batteriche o i batteri arrivano al nervo del dente. il dolore in questi casi può essere molto intenso, il vero e proprio “mal di denti”. Si sente pulsare, battere il dente, si infiamma tutto il lato e si fa fatica a capire con precisione il dente colpito, aumenta di solito di notte in posizione sdraiata.
In seguito a forti colpi si può interrompere l’apporto di sangue alla polpa, che subisce sostanzialmente “un infarto”. Il dolore in questi casi può essere quasi assente, la necrosi del nervo è infatti “sterile”. Spesso a distanza di tempo il dente diventa più scuro e può formarsi un ascesso. Di solito è importante in questi casi ricostruire l’evento traumatico. I denti più interessati sono gli incisivi superiori.
In pazienti che stringono molto i denti, negli anni, si va incontro all’abrasione dei denti, che diventano via via più corti. Lo smalto, il “guscio” durissimo esterno del dente, si consuma e la dentina, la parte profonda molto più tenera, inizia a consumarsi molto velocemente. Quando il dente si consuma fino alla camera interna del nervo, il dente, senza infezione, inizia ad essere molto sensibile.
In alcune situazioni, oggi sempre meno frequenti per il miglioramento delle tecniche adesive, un dente può essere talmente distrutto da non poter essere recuperato in maniera sicura se non si posiziona un perno all’interno della radice e non si posiziona una corona (capsula) successivamente. In questi casi la devitalizzazione è elettiva, cioè in funzione del restauro protesico.
Può capitare che un dente devitalizzato in passato, possa formare una reazione infiammatoria cronica che prende il nome di granuloma. Questa lesione può essere asintomatica, ma può avere momenti in cui diventa acuta creando un ascesso molto doloroso e dannoso anche per i denti circostanti. A volte può degenerare in una cisti radicolare, assumendo talvolta dimensioni importanti. Il granuloma è causato molto spesso dalla riattivazione di alcuni microorganismi presenti nella parte più profonda della radice. Spesso il canale radicolare sfocia nell’osso con tante micro ramificazioni ( delta apicale), non raggiungibili dal dentista se non con dei lavaggi. L’impossibilità di sterilizzare queste micro ramificazioni è uno dei motivi del fallimento dell’endodonzia a distanza di tempo.
Per trattare il granuloma ci sono tre strade: l’estrazione del dente, il ritrattamento canalare, l’apicectomia con otturazione retrograda.
L’estrazione permette di rimuovere la causa del problema (l’apice del dente) facendo così guarire la lesione cronica.
Il ritrattamento canalare consiste nel “ ridevitalizzare il dente” cioè rimuovere tutto il materiale ormai contaminato della prima devitalizzazione, drenare l’infezione attraverso il dente e sigillare con le più recenti tecniche a caldo il canale principale e iniettando a pressione anche le micro ramificazioni. Questa tecnica purtroppo ha circa un 70% di successo, non sempre è possibile accedere alla parte terminale della radice e non sempre la lesione periapicale guarisce in seguito al ritrattamento.
Nei casi di fallimento resta l’ultima arma di recupero del dente: l’apicectomia con otturazione retrograda. Tramite un piccolo intervento chirurgico è possibile rimuovere direttamente la lesione, tagliare via la parte terminale della radice( apicectomia) nella quale sono presenti la maggior parte delle ramificazioni e sigillare con un materiale biocompatibile l’apice del dente.